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Pit Stop _ Pillole di Storia _ Hunt "The Shunt"

August 2, 2016

 

Alcool a fiumi e donne a volontà. Nel  mezzo un titolo mondiale di Formula Uno. James Hunt era tutto questo: playboy, amante della bella vita, ma soprattutto pilota sopraffino. Appena sei stagioni nell’Olimpo dei motori e una sola settimana in testa alla classifica mondiale in tutta la sua carriera, ma la settimana era quella giusta. Era il 1976, si correva al Fuji, in Giappone, ultimo Gp della stagione: il ferrarista Niki Lauda è in testa alla classifica, dietro di lui c’è Hunt per la McLaren a 3 punti. Piove, tanto, e dopo due giri Lauda torna ai box per non rientrare più in pista. A quel punto all’inglese basta arrivare quarto, ma a quattro giri dalla fine fora e all’uscita dai box si ritrova quinto. Riesce a passare Alan Jones e Clay Regazzoni, ma a gara finita se la prende coi suoi, colpevoli di non averlo richiamato prima per il cambio gomme: Teddy Mayer, manager McLaren, gli risponde sollevando tre dita. Terzo, campione del mondo, e Hunt ancora non lo aveva capito.

Fu l’apice di una carriera terminata a soli 31 anni, in polemica con un mondo che cominciava a pensare più alle vetture che a chi le guidava. “The Shunt”, lo Schianto, se n’è andato nel ’93, a 45 anni: troppo presto e troppo poco. Proprio come quella settimana da Dio, nel 1976.

 

 

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